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mercoledì 1 luglio 2026

2026 ~ Quando la ricerca non parla tra sé: il caso del nichel e la necessità di nuove collaborazioni agronomiche

 

SOLUZIONE SOSTENIBILE PREVENTIVA

Negli ultimi mesi la comunità scientifica europea ha acceso i riflettori su un tema che sembrava marginale: il nichel negli alimenti. La review pubblicata su Frontiers in Plant Science dall’Università di Bari ricostruisce con rigore il percorso del nichel dall’ambiente alla catena alimentare, individuando nei fertilizzanti il principale punto di controllo per ridurne la presenza nelle coltivazioni fuori suolo.

È un lavoro prezioso, che si inserisce in un contesto normativo nuovo: dal 2024 l’Unione Europea ha introdotto limiti massimi di nichel in molte categorie alimentari, spingendo la ricerca a interrogarsi su come ridurre l’esposizione dei consumatori più sensibili, in particolare quelli affetti da SNAS.


Ma questo studio rivela anche un’altra verità, più sottile e più importante: la ricerca agronomica procede spesso in compartimenti stagni.

La mano destra e la mano sinistra della ricerca agronomica

Da una parte abbiamo gruppi che studiano il nichel nei fertilizzanti. Dall’altra, progetti come MAREA, che lavorano sulla riduzione degli input chimici nelle risaie. Altrove, team che analizzano la bagnabilità delle miscele, la tensione superficiale, la distribuzione dei bioattivatori. E ancora, laboratori che valutano l’impatto delle acque reflue depurate sull’agricoltura.

Tutti affrontano pezzi dello stesso puzzle, ma raramente si parlano.

Non è mancanza di volontà: è la struttura stessa della ricerca moderna, fatta di bandi, progetti, scadenze, pubblicazioni. Eppure, proprio oggi, mentre l’Europa chiede meno fertilizzanti, più sostenibilità, più precisione, diventa evidente che serve un nuovo modo di collaborare.

Un punto di partenza: migliorare le miscele per ridurre le dosi

Chi lavora da anni sul campo — e tu lo sai bene — ha già intuito qualcosa che la scienza sta iniziando a confermare: la qualità della miscela è un fattore decisivo per ridurre le dosi dei prodotti impiegati.

Non è una promessa miracolistica. È fisica, chimica, agronomia.

Quando la memoria torna utile alla scienza: un ricercatore riscopre l’AcquaBase di Torino e apre la porta a nuove prove per ridurre le dosi nelle miscele agronomiche. 


Una miscela più coerente, più stabile, più uniforme:

  • distribuisce meglio i nutrienti,

  • riduce gli sprechi,

  • limita le lisciviazioni,

  • aumenta l’efficienza dei bioattivatori,

  • e permette di usare meno fertilizzanti senza perdere efficacia.

È un approccio che può dialogare con la ricerca sul nichel, con MAREA, con la fisiologia vegetale, con la tossicologia alimentare. Un approccio che non sostituisce nulla, ma potenzia tutto.

Un invito ai laboratori: guardarsi intorno, collaborare, integrare

Questo articolo vuole essere un invito, non una critica. Un invito ai laboratori italiani ed europei a guardarsi intorno, a cercare sinergie, a condividere dati, a integrare approcci diversi.

Perché la riduzione del nichel negli alimenti, la diminuzione dei fertilizzanti, la sostenibilità delle risaie e la qualità delle miscele non sono temi separati: sono capitoli dello stesso libro.

E forse è arrivato il momento di leggerlo insieme.

L’innovazione non è un prodotto. È un metodo.

L’AcquaBase di Torino, integrata correttamente, rappresenta una leva tecnica semplice ma potente per migliorare la qualità del lavoro agricolo.

Il Metodo CercoSano è uno di questi strumenti: semplice, accessibile, aperto a chi desidera provarlo.

Per un Mondo più Sano! Soprattutto evitare più veleni!

LA SCHEDA TECNICA


  • .

  • #AcquaBase dal 1997 è la Base della Gamma                                       CercoSano

📩 Contatti czannella32@gmail.com 

  • Carmine Zannella
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    P.IVA 01419860067 – CF: ZNNCMN56A21G125C
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#RicercaAgronomica #Nichel #MAREA #SostenibilitàAgricola #RiduzioneFertilizzanti #Agroecologia #CollaborazioneScientifica #AcquaBase #InnovazioneAgricola #FoodSafety

2026 ~ MAREA e la nuova frontiera delle miscele agronomiche: un’ipotesi di ricerca sul ruolo dell’acqua

 

Ipotesi di ricerca – AcquaBase di Torino e miscele agronomiche Nelle risaie del Novarese, due ricercatori valutano la possibilità di integrare l’AcquaBase di Torino nella preparazione delle miscele agronomiche del progetto MAREA. L’obiettivo: verificare se la qualità dell’acqua possa migliorare la coerenza, la distribuzione e l’efficienza dei bioattivatori, contribuendo alla riduzione dei fertilizzanti e all’ottimizzazione dei trattamenti.

Il progetto MAREA, attivo nelle risaie di Borgolavezzaro e Vespolate, rappresenta oggi uno dei laboratori più avanzati d’Italia per la riduzione dei fertilizzanti nella coltivazione del riso. Grazie alla collaborazione tra aziende agricole, Università di Torino, UpToFarm e Acqua Novara VCO, MAREA sta sperimentando soluzioni che combinano bioattivatori, monitoraggi scientifici e gestione sostenibile dell’acqua, con l’obiettivo di diminuire l’impatto ambientale e aumentare l’efficienza produttiva.

In questo contesto, emerge una domanda che potrebbe aprire un nuovo filone di ricerca: la qualità dell’acqua utilizzata nelle miscele agronomiche può influenzare la loro efficacia?

Perché l’acqua potrebbe fare la differenza

Nelle risaie del Novarese, l’acqua non è solo un mezzo di irrigazione: è un vero e proprio ambiente chimico e biologico. Il suo pH, la tensione superficiale, la presenza di sali e la capacità di veicolare sostanze influenzano direttamente:

Da qui nasce l’ipotesi: valutare se un’acqua trattata con tecnologie specifiche – come l’AcquaBase di Torino, già utilizzata in altri contesti agronomici – possa migliorare la fluidità e l’efficienza delle miscele impiegate nel progetto MAREA.

L’ipotesi di lavoro: un’acqua che armonizza la miscela

L’AcquaBase di Torino è nota per la sua capacità di:

  • ridurre la tensione superficiale,

  • rendere più omogenee le soluzioni,

  • favorire la penetrazione nel suolo,

  • stabilizzare le miscele con concimi e bioattivatori.

Applicata al contesto di MAREA, questa caratteristica potrebbe tradursi in:

  • una distribuzione più uniforme dei bioattivatori SOP,

  • una maggiore efficienza dei nutrienti già presenti nel terreno,

  • una possibile riduzione delle dosi di fertilizzanti,

  • un miglioramento della resilienza della coltura.

Si tratta di un’ipotesi perfettamente coerente con gli obiettivi del progetto: meno input, più efficienza, meno impatto.

Come potrebbe essere testata

L’integrazione di questa ipotesi nel progetto MAREA sarebbe semplice e non invasiva. Basterebbero tre micro‑prove: Confronto tra miscele: bioattivatori + concime con acqua standard vs acqua trattata. Misurazione della tensione superficiale: verifica fisica della fluidità. Analisi dell’assorbimento dei nutrienti: foglie e suolo a confronto. Sono test che le università già eseguono abitualmente e che non richiedono modifiche al protocollo MAREA.

Perché proporre questa ipotesi ora

Il progetto è in piena fase di raccolta dati e apertura a contributi scientifici.

Un articolo come questo non chiede contatti, non propone prodotti, non offre soluzioni: offre un’idea di ricerca.

Ed è proprio questo il linguaggio che i ricercatori ascoltano volentieri.


In un momento storico in cui la risicoltura italiana cerca nuove vie per ridurre gli input chimici, esplorare il ruolo dell’acqua nelle miscele agronomiche potrebbe diventare un tassello importante per l’innovazione.

Immagine del contesto risicolo novarese

  • Vespolate On-line - Arte e monumenti - Santuario della Crocetta

Un’ipotesi semplice ma promettente: valutare se l’AcquaBase di Torino possa migliorare coerenza ed efficienza delle miscele MAREA. 

L’innovazione non è un prodotto. È un metodo.

L’AcquaBase di Torino, integrata correttamente, rappresenta una leva tecnica semplice ma potente per migliorare la qualità del lavoro agricolo.

Il Metodo CercoSano è uno di questi strumenti: semplice, accessibile, aperto a chi desidera provarlo.

Per un Mondo più Sano! Soprattutto evitare più veleni!

LA SCHEDA TECNICA


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#MAREA #RicercaAgronomica #AcquaBase #SostenibilitàAgricola #RisaieNovaresi


martedì 30 giugno 2026

2026 ~ Popillia japonica: perché le trappole peggiorano il problema e quale approccio naturale sta funzionando davvero

 

Negli ultimi giorni molti Comuni lombardi — tra cui Olgiate Comasco — stanno avvisando i cittadini: le trappole a feromoni non vanno usate nei giardini privati. Il motivo è semplice: attirano molti più insetti di quanti ne catturino, concentrando la colonia proprio sulle piante che si vorrebbero proteggere.

La Popillia japonica, introdotta nel 2014, avanza di circa 10 km l’anno e oggi rappresenta una delle minacce più serie per rose, piccoli frutti, ortensie, tigli e prati. Gli adulti divorano foglie e fiori, mentre le larve danneggiano le radici nel terreno.

L’esperienza che sta facendo la differenza

A Cossato (Biella), i Vivai Veimaro — in piena zona infestata — sono da oltre 10 anni tranquilli, senza ricorrere a veleni e senza usare trappole. Il titolare, Franco Veimaro, lo ha ribadito proprio oggi:

“La Popilia con AcquaBase e silicato funziona. Sono oltre 10 anni che i nostri vivai sono tranquilli.”

Un approccio naturale che non attira gli insetti, ma li scoraggia dal fermarsi, mantenendo le piante più robuste e meno appetibili.

Cosa significa per chi ha giardini, balconi e terrazze



In queste settimane molti cittadini vedono le proprie rose scheletrite in poche ore.



La buona notizia è che esiste una strada non invasiva e non tossica:

Un messaggio chiaro per il pubblico professionale

La gestione della Popillia non passa dall’attrazione, ma dalla prevenzione naturale. L’esperienza dei vivai piemontesi dimostra che è possibile mantenere aree verdi sane, produttive e ornamentali senza veleni e senza trasformare i giardini in punti di richiamo.

Forse è il momento di condividere ciò che funziona davvero.

Il caso Veimaro dimostra che:

possono produrre risultati concreti nella gestione della Popillia japonica.

Il futuro non è nel prodotto miracoloso, ma nella qualità del metodo.

Per un Mondo più Sano! Soprattutto evitare i veleni!

 

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2026 ~ Popillia japonica: anche a Como cresce l’allarme. Ma esiste già una soluzione semplice, sicura e collaudata

 A Como l’allarme Popillia japonica torna a farsi sentire.

L’esponente di Europa Verde, Patelli, ha chiesto un intervento immediato del Comune, ricordando come l’insetto sia una specie invasiva capace di danneggiare alberi, arbusti, prati, colture agricole e il patrimonio vegetale pubblico e privato. Una preoccupazione fondata: negli ultimi anni la Popillia ha mostrato una diffusione rapida e costante in molte aree del Nord Italia.

Eppure, a poco più di 105 km da Como, esiste un caso concreto che dimostra che il problema può essere interrotto, non solo contenuto.

  • Vivai Veimaro - Angoli Verdi
  • CercoSano per Benessere Globale: 2017 - Nei 🌹Vivai Veimaro🌹 (Piemonte ...

Cicli riproduttivi interrotti, adulti quasi assenti, larve non più rilevanti, piante in salute e nessun impatto su uccelli, insetti utili o ambiente.

Un approccio che dimostra che la Popillia non è invincibile: basta impedire che trovi piante indebolite e superfici vegetali poco protette.

La miscela che funziona: semplice, naturale, sicura


Il cuore del metodo è una miscela che negli anni ha mostrato una sorprendente costanza di risultati:

La miscela, distribuita con AcquaBase di Torino, garantisce una bagnabilità uniforme della vegetazione, condizione essenziale per ottenere un effetto protettivo stabile. Le piante ricevono quello “sprint vitale” che molti esperti del verde cercano: tessuti più reattivi, foglie più resistenti, superfici meno appetibili per gli adulti di Popillia.

Non si tratta di “uccidere l’insetto”, ma di non permettergli di insediarsi.

Perché questo metodo potrebbe aiutare anche Como

Se ogni privato, ogni azienda agricola, ogni gestore del verde urbano adottasse un protocollo preventivo simile, la pressione della Popillia potrebbe ridursi in modo significativo. Non servono autorizzazioni speciali, non servono patentini, non servono prodotti pericolosi: è un metodo alla portata di tutti, rispettoso dell’ambiente e compatibile con qualsiasi gestione del verde.

Inoltre, mantenendo le piante sane e protette, si permette a molte specie di uccelli di continuare a nutrirsi senza rischi,

preservando un equilibrio ecologico che gli insetticidi tradizionali spesso compromettono.

Un’occasione per cambiare approccio

La situazione di Como è seria, ma non disperata. L’esperienza di Cossato dimostra che la prevenzione naturale funziona, che può essere applicata su larga scala e che permette di ridurre drasticamente l’impatto di una delle specie invasive più problematiche degli ultimi anni.

Forse è il momento di condividere ciò che funziona davvero.

Il caso Veimaro dimostra che:

possono produrre risultati concreti nella gestione della Popillia japonica.

Il futuro non è nel prodotto miracoloso, ma nella qualità del metodo.

Per un Mondo più Sano! Soprattutto evitare i veleni!

 

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